Futurismo

R.I.P. Movie: Il Re, le Torri, gli Alfieri (1917)

 

Il Re, le Torri, gli Alfieri Ivo Illuminati 1917

 

Il Re, le Torri, gli Alfieri, 2206 m, b/w, Ivo Illuminati, 1917

AAA cercasi fonti attendibili su questo film. E’ da tempo che sono a caccia di informazioni sul film girato da Ivo Illuminati nel 1917 e non riesco a trovare nulla di approfondito o che superi le tre righe di spiegazione. Il re, le torri, gli alfieri è finito nel triste limbo buio dei film muti scomparsi e mai ritrovati. L’opera di Illuminati venne prodotta dalla casa di produzione romana Medusa Produzione e l’operatore che assistette il regista durante le riprese fu Carlo Montuori, un cineoperatore tra i più attivi nella storia del cinema, considerato un pioniere del cinema, uno dei migliori direttori della fotografia del suo tempo, che introdusse l’uso del cerone per eliminare l’effetto cadaverico delle luci sui volti di molti attori dell’epoca. Da quello che ho letto finora, la pellicola deve essere stata un concentrato di fantasia e creatività. Il soggetto era tratto da un romanzo di Lucio D’Ambra, artista poliedrico, giornalista, scrittore, drammaturgo e regista che godette di grande fama negli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale. Per D’Ambra il cinema e la letteratura erano attività artistiche fondate su una perfetta ed armonica fusione tra fantasia e realtà, dove avevano importanza il ritmo, la scenografia, i valori luministici, cromatici e figurativi. D’Ambra racconta che inventò la coreografia e la scenografia del film, ebbe l’idea di far muovere gli attori su una scacchiera come se fossero pezzi del gioco degli scacchi, giocando con i bianchi e i neri dei costumi e del pavimento-scacchiera. Questi giochi di bianchi e di neri e la scacchiera mi fanno pensare agli effetti grafici delle scenografie create lo stesso anno da Prampolini per il celebre film futurista di Bragaglia Thaïs. Forse D’Ambra e Illuminati rimasero colpiti dall’originalità delle scenografie di Prampolini e trovarono lo stile grafico-futurista del film perfetto per adattare l’opera di D’ambra al grande schermo. Sono solo amare ipotesi, visto che il film di Illuminati non è più disponibile. Forse è proprio l’aspetto scenografico che spinge molti ad affermare che il film facesse parte della povera cinematografia futurista, ma quali sono le fonti accreditate che lo confermano? Non le ho ancora trovate, quindi sono ben accette soffiate, notizie, consigli, caffè…. TO BE CONTINUED….spero…

 

Il Re, le Torri, gli Alfieri Ivo Illuminati 1917

 

(Fonti: Tra le quinte del cinematografo: cinema, cultura e società in Italia 1900-1937 di Massimo Cardillo; Roberta Fidanzia Il “Romanzo di Abbazia” di Lucio D’Ambra∗. Momenti e figure di un intellettuale italiano del primo Novecento; I cineoperatori. La storia della cinematografia italiana dal 1895 al 1940 raccontata dagli autori della fotografia, volume 1°, AIC)

R.I.P. Movie: Vita futurista (1916)

“Pittura + scultura + dinamismo plastico + parole in libertà + intonarumori + architettura + teatro sintetico = cinematografia futurista. Scomponiamo e ricomponiamo così l’Universo secondo i nostri meravigliosi capricci, per centuplicare la potenza del genio creatore italiano e il suo predominio assoluto nel mondo. Milano, 11 settembre 1916”

F.T. Marinetti, B. Corra, E. Settimelli, A. Ginna, G. Balla, R. Chiti.

Vita futurista 1200 metri, Arnaldo Ginna.

I ragazzotti del movimento futurista non mancavano di modestia! Grandi pionieri della ricerca artistica dei primi anni del secolo scorso, scrissero il Manifesto della Cinematografia Futurista con il quale affermarono un concetto rivoluzionario: il cinematografo è un’arte a sé. Purtroppo il gruppo fondato da Filippo Tommaso Marinetti non produsse una vera e propria cinematografia futurista, più che altro ne teorizzò. Vita futurista può essere considerato il primo film d’avanguardia della storia del cinema ed è il primo film espressamente futurista. Il soggetto fu scritto dai principali esponenti del gruppo, poi venne sviluppato e modificato di volta in volta da Marinetti durante la produzione. Ginna girò con una macchina da presa a manovella Pathé comprata a Firenze per l’occasione e girò scene in parte ambientate in esterni nei dintorni di Firenze, in parte in un teatro di posa e in seguito portò le bobine a sviluppare a Roma. La pellicola consisteva in un assemblaggio di improvvisazioni, gag e scenette interpretate dagli aderenti al gruppo: Marinetti, Corra, Balla, Ginna, Settimelli, Spina, Chiti, Nannetti, Venna, Josia, Spada e da alcuni amici reclutati per l’occasione. Secondo le testimonianze dell’epoca, il film alternava scene simboliche e astratte a scene comiche e vennero usati trucchi che diventeranno di largo uso nel cinema, ad esempio le sovrimpressioni e l’ uso di specchi per creare effetti speciali. Il film non piacque a tutti. Vennero stampate solo due o tre copie perché il gruppo non trovò nessuno disposto a distribuirlo. Ginna racconta che la sera della prima, Settimelli diede uno schiaffo al potenziale distributore. Gli spettacoli futuristi erano famosi per essere molto movimentati e i giovani artisti facevano di tutto per provocare e stimolare il pubblico che, durante alcune proiezioni del film, gettò sassi e oggetti contro lo schermo. La pellicola è andata perduta e ne restano solo pochi fotogrammi: la “Colazione futurista” al ristorante La Loggia al piazzale Michelangelo a Firenze; la “Danza dello splendore geometrico”, dove si vede l’uso della sovrimpressione; la “Cazzottatura futurista” al parco delle Cascine, dove recitava lo stesso Marinetti. Nel 1958, l’ultima bobina di Vita Futurista venne affidata da Ginna ad uno studioso che avrebbe dovuto curarne il restauro e donarlo ad un Museo parigino. L’opera invece scomparve, probabilmente distrutta durante il tentativo di restauro. Per fortuna Ginna ricorda le sequenze:

1-“Scena al ristorante di piazzale Michelangelo” – Un vecchio signore con barba bianca (Lucio Venna) siede ad un tavolo fuori del ristorante. Stava per iniziare il pranzo con un brodino in tazza, quando alcuni giovani futuristi intervennero disapprovando ad alta voce il modo di mangiare del vecchio. Un signore inglese presente alla scena non comprendendo che si trattava di una finzione, volle intervenire apostrofando arrabbiatissimo Marinetti: “No fare male ai vecchi”. Il vecchio simboleggiava il passatismo retrogrado, i giovani futuristi il dinamismo avvenirista
2-“Il futurista sentimentale”. Un giovane futurista pieno di baldanza si lascia sopraffare da sentimentalismo amoroso, vinto dall’addensarsi su di lui di forse psichiche passatiste, rappresentate dalle luci dell’ambiente che si fanno tenuissime e si colorano di blu – effetti colorati ottenuti col viraggio – per dare l’espressione di uno stato d’animo di mollezza.
3-“Come dorme il futurista” – In una stanza due persone dormono in letti disposti verticalmente anziché orizzontalmente, seguendo intuizioni psicologiche, dinamiche, in movimenti combinati introspettivi.
4-“Caricatura dell’Amleto simbolo del passatismo pessimista” – Figure in movimento, deformate con specchi concavi e convessi (Attori: Settimelli Venna, Chiti, Nannetti).
5-“Danza dello splendore geometrico” – Ragazze vestite esclusivamente con pezzi di stagnola, variamente sagomata, ballano una danza dinamico ritmica. Forti riflettori lanciavano fasci di luce sulla stagnola in movimento, provocando sprazzi luminosi intersecantisi fra di loro, distruggendo così la ponderalità dei corpi.
6-“Poesia ritmata di Remo Chiti” – Declamata con l’accompagnamento simultaneo di movimenti delle braccia.
7-“Ricerca introspettiva di stati d’animo” – A cavalcioni sopra cavalletti di legno in un ambiente scuro color violetto, Chiti, Venna e Nannetti fissano in un silenzio che vuole essere soprannaturale i movimenti di alcune carote legate ad un filo tenuto fra l’in dice ed il pollice.
8-Balla mostra alcuni oggetti di legno colorati e cravatte pure di legno, magnificandone il contenuto plastico dinamico.
[vi erano inoltre altre scene: Come corrono il borghese e il futurista in cui un borghese cammina regolarmente sulla strada delle Cascine mentre Marinetti corre saltando siepi e rovi, Esercitazioni quotidiane per liberarsi dalla logica, Cazzottatura futurista, e un episodio di satira politica Perché Cecco Beppe (Francesco Giuseppe) non moriva, nel quale la morte, Remo Chiti vestito di nero con uno scheletro disegnato sulla maglia, non riesce a prendere l’imperatore e sviene per il puzzo che ne irradia (scena che fu però tagliata dalla censura)].

(Cit iniziale: La cinematografia futurista; 2°cit: qui si trova la descrizione fatta da Ginna delle sequenze del film; Fonti: Clara Orban: The Culture of Fragments. Words and Images in Futurism and Surrealism. Amsterdam & Atlanta, GA: Rodopi,1997, p.155.; Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia di Angela Madesani)

"Vita futurista", Ginna, 1916. Fotogramma che testimonia l'suo della sovrimpressione

“Vita futurista”, Ginna, 1916. Fotogramma che testimonia l’uso della sovrimpressione.