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Strabiche news: le cineteche e Igersitalia

Titolo criptico?

Ecco la spiegazione.

Questa breve news vuole segnalarvi un pezzo scritto per il blog dell’Associazione Nazionale Igersitalia, una community di appassionati e professionisti della produzione di contenuti digitali che promuove il territorio italiano attraverso Instagram.

Il pezzo che ho scritto riguarda le cineteche, gli archivi e i loro profili Instagram.

Ecco il link all’articolo.

Buona lettura.

Strabiche news: “Eccedance” l’anarchivio di Enrico Ghezzi

Enrico Ghezzi, Malastradafilm, Zomia e H12 si sono uniti in una Redazione per realizzare un progetto ambizioso: Eccedancela produzione del “(non) film” Gli ultimi giorni dell’umanità, realizzato a partire dalla digitalizzazione del ricco archivio audiovisivo di Ghezzi o, come lo definisce lui stesso, del suo “anarchivio“.

Per l’occasione è stata assemblata La Macchina che cattura l’eccedenza, descritta così sul sito del progetto:

“è un dispositivo video elettrico pensato sulla base del funzionamento di uno studio televisivo. Con la differenza che, al posto delle telecamere di un normale studio TV, qui ci sono delle postazioni di montaggio: alla regia, dunque, non arriva un soggetto ripreso dagli operatori, ma l’output del lavorio di editing svolto dai montatori”. 

Guardando le foto della Macchina con i suoi cavi intrecciati, i mixer e gli schermi che parlano di anni e di formati differenti, ho pensato alle installazioni artistiche anni ’80 e ’90.

D’altronde, l’archivio del creatore di Blob e di Fuori Orario copre 30 anni di tecnologia e di cultura audiovisiva/cinematografica e credo che non sarebbe una cattiva idea fare della Macchina un’installazione “video elettrica” da esibire.

L’intento della Redazione di Eccedance è quello di catturare l’eccedenza dell’archivio, di digitalizzarlo ed esplorarlo realizzando un film vertoviano, un’ impresa tutt’altro che facile perché l’archivio in sé stesso è qualcosa di vivo e in moto perpetuo, un insieme di porte che si aprono, si chiudono e che possono aprirne altrettante contemporaneamente .

Ghezzi in un incontro con il magazine Sentieri Selvaggi ha dichiarato: “l’archivio si re-mosaicizza automaticamente”.

Quello sugli archivi è un lavoro immane, di infinite possibilità e visioni.

Per il progetto è stata creata una campagna di crowdfunding che rimarrà attiva fino al 31 gennaio 2020 e alla quale ho aderito con entusiasmo.

Quando ho scoperto l’esistenza di questo progetto, il pensiero è volato d’istinto al Mnemosyne di Aby Warburg ed al suo prezioso Atlante di tavole fotografiche che dialogano tra loro grazie al montaggio.

Spero di vedere presto l’ Atlante di Ghezzi, magari alla Biennale Cinema del 2020.

Strabiche visioni: “This is everything: Gigi Gorgeous”

Oggi scrivo un post su un film all’apparenza semplice ma che, a mio parere, implica alcune riflessioni relative agli “archivi” e alle immagini diffuse sui social.

locandina

immagine trovata su Google

Documentario prodotto da YouTube Red Original Movies e disponibile sulla nota piattaforma di video (versione Premium), il film narra la storia di una famosa youtuber transgender canadese oggi 26enne: Gregory/Gigi Gorgeous.

Gregory, adolescente eccentrico, estroso, dichiaratamente omosessuale e alle prese con una società poco incline ad accettarne l’eccentricità, è diventato famoso grazie a video tutorial di make-up registrati nella sua stanzetta e a video cronache delle sue difficoltà, pregiudizi e disavventure quotidiane legate al suo estro.

Dopo aver compiuto vent’anni, Gregory decide di diventare Gigi e di condividere i momenti più importanti e intimi della sua transizione con i numerosi e affezionati followers.

Il film in sé stesso è un semplice documentario che alterna video tutorial girati dall’adolescente, momenti quotidiani ripresi con il cellulare, interviste agli affettuosi famigliari del giovane e immagini tratte dai video di famiglia che ci mostrano la storia del ragazzo dall’infanzia alle trasformazioni successive.

Infatti Gregory passa dall’essere uno sconosciuto adolescente appassionato di fashion e di make-up, a famoso e ascoltato youtuber rincorso dai fan e dai brand in cerca di influencers a scopo di marketing.

Inoltre, Gregory compie la trasformazione più radicale, quella di sesso, una graduale transizione che lo porta a cambiare il proprio nome in Gigi, transizione raccontata ai followers tramite video condivisi su YouTube.

Il film è un buon film di montaggio diretto da Barbara Koppler, produttrice e regista americana vincitrice di un Oscar per il documentario Harlan County, USA del 1976.

Il film non è tanto interessante dal punto rivista tecnico o estetico perché il montaggio è semplice, lineare, classico, racconta la vita della protagonista seguendo l’ ordine cronologico degli eventi, ma è interessante dal punto di vista del soggetto narrato, ovvero la storia di una giovane star del web che mostra con estrema naturalezza momenti molto importanti, intimi e privati della sua vita, una naturalezza probabilmente ascrivibile alla tendenza oramai irreversibile dell’odierna comunicazione social, dove le persone, soprattutto i più giovani, condividono molto di ciò che li riguarda.

Il film ha suscitato alcune riflessioni. Una di queste riguarda le immagini d’archivio utilizzate per realizzare il film: video tutorial, video di famiglia ripresi con telecamere di bassa qualità risalenti agli inizi ’90 e immagini riprese dal cellulare o webcam.

L’archivio di Gigi, ragazza degli anni ’90, è un archivio composto nella sua totalità da immagini digitali realizzate con telecamere di livello “consumer” oramai accettate dal pubblico cinefilo e non, pubblico che, in questo caso specifico, forse è più corretto chiamare viewer.

In questo film, a mio parere, la vera storyteller-sceneggiatrice e regista è Gigi più che Koppler, la quale ha girato le interviste ai famigliari della ragazza (uniche immagini di alta qualità e create ad hoc per il film) e ha messo insieme i pezzi di un archivio già selezionato e diffuso sui canali social dalla protagonista stessa.

Oggi come oggi ognuno può creare un archivio di sé potenzialmente infinito, dinamico e continuamente auto selezionato e il proprio canale YouTube o il proprio profilo Instagram diventano il luogo e il mezzo con i quali questo archivio pre-selezionato di sé può essere diffuso, visto e continuamente arricchito.

Insomma, oggi chiunque può diventare documentarista di sé stesso anche a soli 26 anni.